Il nome Chianti riferito al vino appare per la prima volta in documenti
notarili nel 1404 ma fin dall' antichità in questo territorio si coltiva la
vite e reperti etruschi testimoniano che già in quei lontani secoli si
trattava di una coltura importante. Il vino prodotto su queste colline acquistò
grande prestigio nel tempo, tanto da indurre nel 1716 il Granducato di Toscana
Cosimo III a tutelarne il nome, fissando in un bando i confini della zona di
produzione, che corrispondono approssimativamente agli attuali 70.000 ettari.
Il bando granducale è il primo documento legale nella storia che prevede la
delimitazione di un' area viticola di produzione, precedendo di circa duecento
anni ogni altra iniziativa del genere.
In epoca moderna, proprio per la notorietà che aveva acquistato il Chianti, si
trovò conveniente produrlo in tutti i territori toscani dotati di una certa
vocazione viticola, adottando le stesse pratiche e gli stessi uvaggi messi
appunto nel territorio di origine. Questo vino per convenienza veniva
commercializzato con il nome di Chianti, cioè fatto all' uso del Chianti, e
fu così che l ' indicazione geografica si trasformò in una denominazione
enologica e accanto all' originario Chianti (definito poi Classico a
riconoscimento della sua primogenitura) nacquero altre sei diverse tipologie.
Un decreto ministeriale del 1932 sancì questo stato di cose ma confermò
definitivamente la particolare vocazione della zona classica, distinguendo il
Chianti prodotto nell' area storica da quello prodotto nel resto della
Toscana, e la definì la "zona di origine più antica".
Per Poter acquistare questa denominazione non è sufficiente che il vino sia
prodotto nelle regioni del Chianti Classico, deve anche rispettare tutta una
serie di regole previste nel disciplinare di produzione,prima fra tutte la
particolare base ampelografica. L' uva più importante per percentuale (dal 75
fino al 100%) e per tipicità è il Sangiovese, vitigno a bacca rossa
originario dell' Italia centrale, che dà vita a vini dal colore rosso rubino
che con l' invecchiamento tende al granato, dal profumo di spezie e piccoli
frutti di bosco, dalla buona struttura, eleganti, rotondi, vellutati.
Assieme al Sangiovese possono essere presenti un' altra uva a bacca rossa, il
canaiolo (con percentuale massima fino al 10%) e due a bacca bianca, il
Trebbiano e la Malvasia (fino al 6%). Possono anche essere utilizzate fino a
un massimo del 15%, altre uve a bacca rossa, dal Colorino, tipico vitigno del
Chianti, agli internazionali Cabarnet e Merlot.
Altri aspetti peculiari del Chianti Classico sono: l' entrata in produzione
dei nuovi vigneti a partire dal quarto anno dall' impianto, la bassa resa sia
a pianta (max 3 chilogrammi di uva a ceppo) che ad ettaro (max52,90 ettolitri
di vino), la gradazione alcolica minima di 12° per vino normale e di 12,5°
per quello destinato a diventare riserva.
L' immissione al consumo del vino non può avvenire prima del 1 ottobre dell'
anno successivo alla vendemmia, per dare modo alle varie componenti di
raggiungere un perfetto equilibrio.
Con il 1996. il Chianti Classico è diventato finalmente una Docg autonoma.
Con il decreto ministeriale del 5 agosto del 1996 è stato infatti approvato
il disciplinare separato per la denominazione Chianti Classico, un traguardo
di grande importanza che restituisce al Chianti Classico la sua dignità di
zona più antica e riconosce definitivamente la peculiarità e la tipica di
questo grande vino.
|