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GAIOLE

 
   
 
 Brolio
 Gaiole 
 Castellina  Castello di Ama
 
 

TERRITORIO E STORIA


Occupa per 128,99 chilometri quadrati l' area prevalentemente collinare che, dai Monti del Chianti - che talora superano gli 800 metri, - digrada verso l'arbia che segna il confine occidentale; il Capoluogo si trova a 356 metri di quota. Confina con i comuni di Cavriglia, Montevarchi, Bucine, Castelnuovo Berardenga e Radda in Chianti.
L' antichità dell' insediamento è attestata, oltre che dalla numerosa toponomastica di origine etrusca (Adine, Ama, Argenina, Nusenna, Rietine, Spaltenna, Vertine,etc.) e latina (Bricciano, Cacchiano, Lucignano, Nebbiano, San Sano, etc.), dai ritrovamenti archeologici di Cacchiano (resti di necropoli del II-III secolo d.C.) e della pieve di San Marcellino (cippi, cipitelli, colonne di età imperiale). I poli dell' antico insediamento sembrano essere testimoniati dalle pievi di San Giusto in Salcio, San Polo in Rosso e Spaltenna, nella medievale diocesi di Fiesole, e di San Vincenti, in quella di Arezzo. Gli edifici ad esse relativi conservano ancora l'impianto originale e strutture romaniche di grande interessi. Notevoli in tal senso sono anche molte delle chiese relative ai "popoli" che disperano da queste pievi, come San Sano, San Marcellino, Ama, Mello, Monteluco, Brolio, ma soprattutto la "canonica" di San Pietro in Avenano, rinnovata all' inizio del Trecento sul modello delle grandi basiliche cittadine. Ancora in tema architettura religiosa dobbiamo ricordare la ex abbazia di San Lorenzo a Coltibuono, fondata dai Firidolfi alla metà del XI secolo e poi passata ai Vallombrosani che la tennero fino alla soppressione del 1810, dopo la quale fu trasformata in villa-fattoria.

Il territorio di Gaiole e caratterizzato da un elevato numero di castelli, che si spiega con una forte presenza feudale legata ala consorteria dei Firidolfi dalla quale discenderanno i Ricasoli - e, successivamente, con le necessità difensive della Repubblica fiorentina. Lo prova, in primo luogo, il castello feudale di Montegrossi, posto al controllo della strada del Valdarno: fu conquistato da Firenze nel 1172, per tornare di li' a poco un cardine della restaurazione imperiale e poi ancora in mano fiorentina; oggi è un rudere grandioso e pittoresco. Raggiunse la consistenza di un borgo murato il castello di Vertine, ancora in parte cinto di mura e con un cassero, poderoso a controllo della porta, mentre San Sano, pur vantando vari edifici medievali, non sembra aver avuto difese di rilievo. I castelli di Lecchi e Cacchiano conservano ancora il giro delle mura, ma di altri rimane solo il cassero, magari grandioso come a Tornano, che fu dei Mezzolombardi, a Castagnoli e a Lucignano; strutture castellane più modeste ma ancora significative sono a Barbischio e a Moneluco a Campi, soltanto ruderi a Monteluco della Berardenga, a Montemarchi e a Montecastelli. In alcuni casi gli antichi castelli sono stati trasformati in ville, come a Meleto, dove nell' impianto settecentesco emerge il cassero medievale con due successivi torrioni circolari, a San Donato, a Rentennano e a San Giusto alle Monache. Un caso particolare è il castello di Brolio, culla dei Ricasoli, le cui difese, verso la fine del Quattrocento, furono ristrutturate, forse da Giuliano da San Gallo, con uno dei primi esempi di difese bastionate e che il barone Bettino Ricasoli, alla metà dell' Ottocento, trasformò in villa con caratteri neogotici.
La presenza di numerosi castelli fu all' origine del "mercatale" di Gaiole, posto in posizione di fondo valle, sulla strada che dal Chianti conduceva al Valdarno superiore, ricordato per la prima volta verso la fine dell' XI secolo. Successivamente si affermerà la sua importanza di luogo di scambi, confermata dalla funzione di capoluogo di uno dei terzieri della lega del Chianti. L' impianto urbanistico si articolò attorno alla tipica piazza a forma di triangolo allungato, sulla quale si affiancavano le botteghe, come dimostra una raffigurazione contenuta nelle Piante di Popoli e Strade della fine del Cinquecento.

 
     
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